L’estinzione del lavoro

Sono morti in tre come al solito, è terribile da dire ma è così: come al solito. Uno è scivolato nel serbatoio saturo di esalazioni ed è svenuto, gli altri due sono scesi a salvarlo. 26, 27 e 52 anni. Lavoravano per una ditta di manutenzione impianti: 900 euro al mese, turni massacranti, spesso in straordinario. È successo alla Saras di Cagliari: una delle raffinerie più grandi d’Europa, quattromila dipendenti, la fabbrica dei Moratti. Bisogna immaginare la telefonata che è arrivata nelle loro case, ieri. Le madri, i figli, le mogli. La morte si moltiplica nell’eco del dolore altrui, pesa sulle generazioni a venire come il ricordo di un’assenza. Chi muore muore. Chi resta paga il lutto. Questo è un Paese dove lavorare - il lavoro vero, quello delle ore spese a farlo, delle mani che lo fanno e delle teste che lo pensano - è diventato impossibile. Al limite della sopravvivenza. Ci si muore, di lavoro, moltissimo. Si muore e ci si spezza della sua mancanza, molto di più. Il quadro dell’Italia che fa il rapporto Istat presentato ieri traccia l’identikit del «disoccupato tipo». Uomo, fra 35 e 54 anni, con figli. Il padre di famiglia. La persona al centro della sua vita anagrafica e lavorativa, l’adulto nel pieno delle forze che nel mezzo del cammin della sua vita si trova senza reddito, senza prospettive, senza niente da dare a chi dipende da lui. Dice anche, l’Istat: i disoccupati crescono più degli occupati. Più velocemente, in percentuale più alta. È come dire che i morti crescono più dei nati. È come dire che è solo questione di tempo, neppure molto: l’estinzione è un orizzonte visibile. Certo, detto così suona irrealistico: qualcosa succederà, dice la gente per strada. Non può andare avanti. Vero, non può. Però perché qualcosa succeda bisogna che ci sia chi la pensa, la prepara, la mette in atto e poi la difende. Bisogna che ci sia chi governa. Questo governo, nel momento storico che abbiamo appena descritto, detassa gli straordinari: per le aziende lo straordinario costa meno, conviene…… (Concita De Gregorio)

Via Maus (via curiositasmundi)